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Raimondo de Sangro
di Cristina Bronzino
Raimondo de Sangro, Principe di Sansevero, nasce a
Torremaggiore, in provincia di Foggia, il 30 gennaio 1710 da don Antonio di Sangro e Cecilia Caietani d’Aragona.
All’età di un anno
perde la madre mentre il padre, accusato dell’uccisione di un vassallo, fugge a Vienna.
Il piccolo Raimondo viene affidato alle cure
Padri Gesuiti, famoso per l’altissimo livello
culturale, avvicinandosi dapprima alla filosofia aristotelica, al diritto ed alla “pirotecnica”, poi si dedica allo studio dell’origine del linguaggio ed alla simbologia legata alle antiche civiltà. Fa stampare alcuni libri proibiti, quali Origines judaicae di John Toland e Il Conte di Cabalis dell’abate Villars, un testo di letteratura magica. La stampa di tali testi, i suoi interessi per l’alchimia e la sua Lettera apologetica contribuiscono a creare attorno al Principe un alone di mistero che farà ruotare attorno alla sua immagine numerose leggende.
Tornato da Roma,
Raimondo sposa la cugina Carlotta Gaetani dell’Aquila d’Aragona, contemporaneamente all’entrata in Napoli di
Carlo di Borbone, che lo vuole tra i suoi più stretti collaboratori, nominandolo Gentiluomo di Camera con Esercizio.
In quegli anni conduce studi importantissimi, grazie
all’autorizzazione, ottenuta da Clemente XII, a leggere i libri proibiti e crea
innumerevoli invenzioni: un archibugio ad una sola
canna, una macchina idraulica capace di far risalire l’acqua a qualsiasi altezza, un
cannone dal materiale leggero ma dalla gettata
superiore alla norma, un teatro pirotecnico, una sottilissima stoffa impermeabile, una carrozza
anfibia in grado di andare per terra e
per mare. Lavora vari anni alla compilazione del Gran Vocabolario della Arte di Terra e scrive Pratica
più agevole e più
utile di esercizi militari per l’Infanteria. Conosce
un gran numero di lingue tra cui il sanscrito, l’ebraico ed il greco antico.
Divenuta pubblica la
sua partecipazione alla Loggia Massonica napoletana, viene condannato dal
Papa. Quando ottiene il perdono da Benedetto XIV, si ritira a vita privata dedicandosi agli studi, ai lavori,
agli esperimenti fino
alla morte avvenuta nel 1771.
Bibliografia essenziale
- Anonimo, Breve nota di quel che si vede in casa del Principe di Sansevero D. Raimondo de Sangro nella città di Napoli , 1766, in “Miscellanea”, a cura di A. Crocco, Napoli, 1967.
- Buonoconto M., Napoli esoterica , Newton, Milano, 1999.
- Buonoconto M., Viaggio fantastico. Alla luce del lume eterno, Alòs, Napoli, 2005.
- Calvesi M. e Gabriele M., Il linguaggio dell’alchimia , in “Art e Dossier”, agosto 1986.
- Cioffi R., La Cappella Sansevero. Arte barocca e ideologia massonica , edizioni 10-17, Salerno, 1987.
- Coletti A., Il Principe di Sansevero , De Agostini, Novara, 1988.
- Crocco A., La Cappella Sansevero ed il suo Mecenate , Martello, Napoli, 1964.
- Fiore M. A., I de Sangro feudatari in Capitanata , ed. Caputo, Torremaggiore, 1971.
- Fittipaldi T., Scultura napoletana nel Settecento , Liguori, Napoli, 1980.
- Lambertini L., Il Principe di Sansevero : l'opera favolosa di Raimondo di Sangro , , Colonnese, Napoli, 1981.
- Masucci F., Museo Cappella Sansevero, Alòs, Napoli, 2005.
- Miccinelli C., Il Principe di Sansevero. Verità e riabilitazione, Società editrice napoletana, Napoli, 1983.
- Miccinelli C., Il tesoro del Principe di Sansevero. Luce nei sotterranei, Società editrice napoletana, Napoli, 1984.
- Cartulae desangriane , a cura di B. Crimaldi, F. Masucci, B. Cecaro, Alòs, Napoli, 2006.