Il palazzo…fantasma: la “magnifica domus” e il bugnato minaccioso

Un principe potente. Un edificio meraviglioso. Una terribile maledizione. E’ nella Napoli aragonese che incomincia la straordinaria vicenda di Palazzo Sanseverino. Che da simbolo di magnificenza e di forza si trasforma in uno dei centri più splendenti del cattolicesimo, la chiesa del Gesù Nuovo.

di Patrizia Scaglione

La storia è notissima, ma non per questo meno affascinante: in Piazza del Gesù, l’antica zona detta di Nido, affacciato sul tratto di Spaccanapoli prospiciente la chiesa di Santa Chiara, si ergeva un’imponente costruzione signorile, che ora sopravvive solo in parte delle facciate e nel basamento della Chiesa del Gesù Nuovo, Palazzo Sanseverino, la “magnifica domus”, come la definiva il Pontano, fatta erigere dal più potente, allora, tra i baroni del Regno di Napoli, Roberto principe di Salerno.

Costruito nel 1470 da Novello da San Lucano – come la lapide incassata tra le bugne ancora oggi ricorda, – lo straordinario edificio presentava, tra l’altro, splendide camere affrescate con i fasti del casato, un imponente cortile con perticato circondato da colonne marmoree e un vasto e rigoglioso giardino. Il palazzo – le cui stanze sono state attraversate da una gran numero di uomini illustri, tra cui l’Aretino – era un esempio perfetto della trasformazione della nobiltà feudale meridionale che, proprio in quegli anni, iniziava a lasciare i lugubri castelli isolati per la capitale, vivendo in dimore magnifiche apposta costruite per echeggiare gli sfarzi e la potenza della vita di corte.

Ma l’edificio era, soprattutto, famoso per le sue facciate a bugnato a punta di diamante che ne coprivano, oltre che quella principale, anche le facciate laterali conferendole un aspetto così imponente ed originale da strabiliare letteralmente i contemporanei. Imponente, di certo, se è vero che nelle intenzioni del committente la residenza doveva recare, grazie al minaccioso disegno delle pietre aguzze (non laviche come si potrebbe pensare, ma di piperno che, come dicono fonti diverse, furono fatte trasportare ora dal Cilento, ora dal Lazio, ora dalla Basilicata), un aspetto marziale ed ostile, come quello di una fortezza, segno evidente, del potere e della grandezza del principe.

Però la nostra è anche una storia di misteri. E di inquietanti simboli che un osservatore facilmente suggestionabile non faticherebbe a vedere come l’imprescrutabile origine di una maledizione. Infatti, sui lati di ogni singola bugna della facciata del Gesù sono incisi strani segni, in una sequenza così ordinata da far presagire una segreta chiave di lettura. Il lavoro è opera di sapienti artigiani i “maestri pipernieri” che, allora, facevano parte di una potente e segreta corporazione custodi, sin dall’epoca romana, del difficile segreto dell’arte dei tagliatori di pietra campani.

E c’è chi, a giusta ragione, ha notato la straordinaria somiglianza di quei segni con i simboli dell’esoterismo alchemico che, probabilmente fu lo stesso Roberto Sanseverino a volere nella speranza, mal riposta, che essi potessero rappresentare un sicuro viatico per ingraziarsi la buona sorte; ma c’è chi giura che siano stati gli stessi pipernieri ad operare, invece, un terribile sortilegio, probabilmente pagati dai potenti nemici dei Sanseverino vicinissimi al re.

Vero o falso che fosse, un tragico e misterioso destino finì lo stesso per abbattersi sui suoi abitanti e nel 1497, scoperta la congiura che tramava contro gli aragonesi, Antonello, figlio di Roberto, fu costretto alla fuga e la dimora una prima volta confiscata; stessa sorte toccherà a Ferrante che, sebbene ne avesse fatto, sulle orme del padre Roberto, il fondatore delle celebri “accademie”, uno dei centri culturali più prestigiosi del regno intero, fu anch’egli costretto all’esilio nel 1552 per aver congiurato contro il re Filippo II e il palazzo, nuovamente confiscato, messo in vendita per 46.000 ducati e nel 1584 acquistato dai gesuiti.

I Padri della Compagnia di Gesù lo trasformeranno nella loro chiesa più prestigiosa, il “Gesù Nuovo”, dedicata all’Immacolata, così detta perché lo stesso Ordine aveva già eretto, nel 1568, un’altra chiesa dedicata a Gesù, detta ora del “Gesù Vecchio” e ancora appartenente alla Diocesi mentre l’immobile correlato, che era dei gesuiti, è adesso sede dell’Università di Napoli.

La nuova chiesa, iniziata il 15 dicembre 1584, fu consacrata il 7 ottobre del 1601. Sotto la direzione dell’architetto gesuita Giuseppe Valeriano, l’edificio – ora una splendida chiesa barocca – sorgeva a nuova vita: fu completamente ripensato e della “magnifica domus” dei Sanseverino non restava che parte dell’imponente bugnato e poche altre tracce.

Eppure, la maledizione che sembrava attanagliare i padroni del palazzo non sembrava ancora doma: infatti, nel 1767 la Compagnia di Gesù fu misteriosamente espulsa e al suo posto furono fatti rientrare i francescani, fino al 1821 anno in cui fecero ritorno definitivamente i gesuiti.

Strano palazzo, quello dei Sanseverino, che la storia e il fato non hanno conservato, ma che, in fondo, in un certo senso, è ancora lì: nelle tracce umbratili e misteriose della sua nuova, mistica vita... Un attimo, però! Ma quello che non c’è più, ma che ancora, in un’altra forma, nascosta e misteriosa, continua ad esserci, non è forse quello che noi chiamiamo “fantasma”?

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Bibliografia essenziale

  • AA. VV., Guida ai misteri e segreti di Napoli e della Campania , Sugar, Milano, 1969.
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